Ido Erani
Via Castel Latino ,55
Forlì
Tel.: 0543/86613

BIOGRAFIA

Ido Erani è nato a Forlì, dove vive e lavora.
Ha studiato al Liceo Artistico di Forlì e si è diplomato presso l’ Accademia di Brera.
Negli anni ’70 ha preso parte ai movimenti di corrente a Milano dove ha trascorso quegli anni accanto ad artisti quali Giovanni Cappelli, Giuseppe Banchieri, Gianfranco Ferroni, Walter Cremonini, Adolfo Borgognoni, Giancarlo Giannini, Luigi Timoncini.
Invitato a rassegne nazionali e internazionali,ha allestito numerose personali in Italia e all'estero e ottenuto importanti premi e riconoscimenti.
All’ estero ha svolto la sua attività artistica soprattutto negli Stati Uniti, a Los Angeles e a Las Vegas, dove ha lavorato per dieci anni.
Sue opere sono presso il Museo Rockfeller e il Museo Guggenheim a New York.
 

CRITICA

Il recupero della memoria storica è uno dei tratti salienti della nostra cultura.
Si recuperano i lacerti del passato per riviverli in una sorta di consolazione sentimentale; ma si recuperano anche per conoscere meglio ,attraverso il passato, il nostro presente.
E'quello che fa Ido Erani con i suoi ultimi dipinti, in cui inserisce "omaggi" a grandi artisti, soprattutto d'epoca manieristica come il Parmigianino.
La tecnica è vicina a quella dell'affresco, cioe' della pittura murale, con un tessuto sgranato di
Muri dilavati e corrosi.
L’ immagine appare da un contesto che  ricorda proprio il senso di una tradizione artistica cui Il tempo ha inferto danni ma ha anche accresciuto il mistero.
Tutto si fissa sulla superficie come un’ impronta, con il filtro di un colore che risulta sfocato, calcinoso, bruciato dai secoli, velato da patine di  umidità.
Si potrebbe dire, parafrasando Margherite Yourcenar : "Il tempo grande pittore".
Cioè questa temporalità voluta dall'artista d'oggi, non fa che accrescere la qualità, anzitutto materica della pittura.
Erani e' giunto a questi disvelamenti cinquecenteschi attraverso una lunga esperienza di decantazione della luce attraverso la materia.
I suoi dipinti di anni meno recenti erano elaborati sulla poetica, arcana e quindi ambigua, del "muro che parla": qualcosa di vicino alle ombre e alle muffe cui guardava Leonardo.
Lì dentro il muro corroso, entravano ed uscivano fantasmi suggestivi.
Ora il messaggio è diventato  figurativamente più chiaro, proprio per l’inserimento di brani di pittura antica.
Ma tale inserimento non è che il pretesto – così almeno credo- per far risaltare le qualita' intrinseche  della materia-luce,sfibrata e sfocata, segnata dalle rughe di un tempo ricreato dalla fantasia dell’ artista.
                                                                                              Paolo Rizzi